FABRIZIO FONTANELLI

Nasce a Reggio Emilia nel 1967, inizia i primi passi negli anni novanta, con una piccola reflex Pentax. Dopo anni di ricerca e sperimentazioni, nei primi anni del nuovo millennio si confronta con la tecnologia digitale, senza più lasciarla.

I primi progetti vengono esposti a partire del 2003, nel circolo Arci Fuori Orario, nella libreria Punto Einaudi di Reggio Emilia, fino alle prime esposizioni nella galleria Vetrina 8,75 (Re).

Dal 2008 apre il proprio atelier in quel di Via dei due gobbi n.3, fondando quello che negli anni si consolida come Atelier Viaduegobbitre, sede di uno degli spazi Off più frequentati di Fotografia Europea a Reggio E.

Espone a Milano nella Galleria Mazzoleni, a Roma nello spazio espositivo de la Libreria Le Bistrot con pubblicazione sulla rivista EIDOS (2009), finalista al premio Sinestesie a L’Aquila nel 2010. Espone nella fiera Immagina Arte in Fiera” (Re) negli anni 2007, 2008, 2009.

Ogni anno propone nuovi progetti proprio in occasione di Fotografia Europea nel proprio atelier.

Durante l’evento Strani Giorni, (Bibbiano –Re) propone il progetto fotografico “OPD” dedicato al fratello recentemente scomparso fondatore dell’ononimo gruppo.

“Da quando ho intrapreso il cammino di fotografo, ho sempre ricercato nuovi linguaggi comunicativi, più emotivi che narrativi: ogni scatto deve avere un’estetica che possa evocare emozioni o memorie lontane, quasi incoscienti.

La memoria ha un peso molto forte nella ricerca: dai soggetti legati alla mia vita, autobiografici, fino ai luoghi o agli oggetti che appartengono al passato proprio o altrui, dando loro nuovi significati, nuova vita, attraverso immagini che evocano o rievocano.

Ho anche legato le mie immagini ad altre discipline artistiche come la danza e la musica: specialmente quest’ultima ha una forte valenza: sicuramente per il lavoro fatto per tutta l’esistenza del gruppo Offlaga Disco Pax (mio fratello Enrico era uno dei componenti), ritratto durante l’intera carriera dei dieci anni di esistenza: in studio, live e stage. Inoltre recentemente ho affrontato un progetto che un po’ coinvolge tutto quello che ho sperimentato negli anni: musica, emozioni e memoria. “Il suono della terra”. Ossia fotografie montate su vecchi dischi a 78 giri in bachelite.

Queste immagini sono evocazioni della musica incisa nei solchi sottostanti, ove l’oggetto torna in vita per dare il titolo (della canzone) alla foto che la circonda. Voglio quindi provocare uno stato emotivo in chi le osserva, che spinga a pensare all’immagine, al titolo del disco e perché no, anche a quella musica che nessuno ascolterà più o che qualcuno ha ascoltato nel passato, provando le emozioni che quelle note davano.” FF

TALKING HANDS